The Social Side of Wellness
Abbiamo imparato a contare i passi, le ore di sonno e i grammi di proteine. Ma quanto spazio lasciamo alle persone che ci fanno stare bene?
Giada Cervellera · 14 agosto 2026 · 7 min di lettura

Indice dell'articolo
- Il wellness è diventato un progetto molto individuale
- Cosa ci insegnano le comunità più longeve
- Forse abbiamo individualizzato troppo il wellness
- Social wellness ≠ essere sempre in compagnia
- La community è una forma di wellness
- 5 piccoli modi per coltivare il tuo social wellness
- 01 — Crea rituali
- 02 — Investi nelle relazioni che ti fanno sentire te stessa
- 03 — Prova qualcosa in cui non conosci nessuno
- 04 — Metti giù il telefono
- 05 — Lascia che le persone si prendano cura di te
- Il nuovo wellness potrebbe essere molto meno solitario
# The Social Side of Wellness
Abbiamo imparato a contare i passi, le ore di sonno e i grammi di proteine. Ma quanto spazio lasciamo alle persone che ci fanno stare bene?
C'è una parte del wellness di cui parliamo ancora troppo poco.
Non riguarda quello che mangiamo, quante volte ci alleniamo o la skincare che facciamo prima di andare a dormire.
Riguarda le persone con cui condividiamo la nostra vita.
Come ci sentiamo nelle nostre relazioni. Quanto ci sentiamo parte di qualcosa. Se abbiamo qualcuno da chiamare quando succede qualcosa di bello. Se abbiamo qualcuno da chiamare quando invece le cose vanno male.
Si chiama social wellness e, oggi, la ricerca sta iniziando a considerarlo sempre più chiaramente come una componente della salute.
Nel 2025 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il primo grande report della Commissione sulla Social Connection, invitando a considerare la connessione sociale con la stessa attenzione che riserviamo alla salute fisica e mentale. Secondo il report, circa una persona su sei nel mondo sperimenta la solitudine.
E forse è arrivato il momento di chiederci perché.
Il wellness è diventato un progetto molto individuale
Pensiamo al wellness e immaginiamo facilmente una ragazza che si sveglia presto, beve acqua, fa Pilates, mangia bene, medita, mette la crema solare e va a dormire presto.
È tutto bellissimo.
Ma c'è una domanda che manca:
Con chi sto costruendo questa vita?
Abbiamo trasformato il benessere in qualcosa che spesso facciamo da sole.
La nostra routine. Il nostro corpo. La nostra alimentazione. Il nostro sonno. La nostra produttività. La nostra salute mentale.
Eppure siamo esseri profondamente sociali.
La salute sociale non significa semplicemente avere tanti amici o uscire ogni sera. L'OMS distingue infatti tra la struttura delle nostre relazioni, il supporto che riceviamo e la qualità delle interazioni che viviamo.
Per questo puoi avere una rubrica piena di contatti e sentirti comunque sola.
E puoi avere tre persone nella tua vita e sentirti profondamente connessa.
Il punto non è quanto siamo social. È quanto ci sentiamo connesse.
Cosa ci insegnano le comunità più longeve
È interessante che questa idea non sia completamente nuova.
Da anni, gli studiosi della longevità osservano alcune comunità nelle quali la concentrazione di persone molto longeve è particolarmente alta: le cosiddette Blue Zones, tra cui Okinawa in Giappone, la Sardegna e Ikaria in Grecia.
Non esiste una singola spiegazione della loro longevità e sarebbe semplicistico trasformare queste comunità in una lista di “10 cose da fare per vivere fino a 100 anni”.
Ma tra culture molto diverse ritorna un elemento interessante: la vita non sembra essere costruita intorno all'individuo isolato.
A Ikaria, per esempio, uno studio condotto su persone di almeno 90 anni ha rilevato una frequenza molto elevata di contatti sociali quotidiani e una forte solidarietà familiare e partecipazione alla vita della comunità.
E in queste comunità le relazioni non sono necessariamente qualcosa da inserire nell'agenda quando abbiamo tempo.
Sono parte della vita.
Il pranzo insieme. Il vicino che passa a salutare. La festa del paese. La famiglia. Il gruppo con cui ci si ritrova. Le tradizioni condivise.
La connessione non è un extra. È parte dell'ambiente in cui si vive.
Forse abbiamo individualizzato troppo il wellness
Questa è la parte che ci interessa davvero.
Perché se prendiamo sul serio quello che la ricerca ci sta mostrando, dobbiamo allargare la nostra idea di self-care.
Prendersi cura di sé può significare andare a Pilates.
Ma può significare anche accettare quell'invito a cena.
Può significare fare una telefonata invece di mandare un messaggio.
Può significare creare una nuova amicizia anche se siamo convinte che “alla nostra età sia impossibile”.
Può significare chiedere aiuto.
Può significare smettere di frequentare persone con cui ci sentiamo costantemente fuori posto.
Può significare trovare una community.
E può significare anche imparare a stare da sole senza trasformare la solitudine in isolamento.
Social wellness ≠ essere sempre in compagnia
C'è una differenza importante tra solitudine e solitudine scelta.
Stare da sole può essere meraviglioso.
Leggere un libro sul divano. Fare una passeggiata senza parlare con nessuno. Andare al cinema da sole. Passare una domenica lenta.
Questa è solitudine scelta.
La solitudine di cui parliamo qui è diversa: è la sensazione di non avere le connessioni che desideriamo o di cui sentiamo di avere bisogno.
L'OMS definisce infatti la solitudine come il divario tra le connessioni sociali che una persona ha e quelle che desidera o di cui ha bisogno.
E questo significa che possiamo sentirci sole anche in mezzo alle persone.
Possiamo essere a una festa e sentirci invisibili.
Possiamo avere migliaia di follower e non sapere chi chiamare.
Possiamo chattare tutto il giorno e non avere una conversazione davvero intima da settimane.
Essere connessi non è la stessa cosa che sentirsi connessi.
La community è una forma di wellness
Forse è proprio qui che dovremmo iniziare a cambiare prospettiva.
Una community non è soltanto un gruppo di persone con gli stessi interessi.
È un luogo nel quale possiamo sentirci riconosciute.
Dove non dobbiamo continuamente presentarci.
Dove possiamo condividere qualcosa senza sentirci giudicate.
Dove qualcuno si accorge se non ci siamo.
Ed è anche per questo che i luoghi fisici contano ancora così tanto.
Un corso di Pilates. Un book club. Una cena tra amiche. Una classe di yoga. Un gruppo di camminata. Un laboratorio creativo. Un'associazione. Una tavola apparecchiata per otto persone.
Sono tutte piccole forme di social infrastructure: luoghi e occasioni che rendono più facile incontrarsi, creare relazioni e sentirsi parte di una comunità.
Non è un caso che l'OMS includa proprio il rafforzamento degli spazi e delle iniziative comunitarie tra le strategie per contrastare isolamento e solitudine.
5 piccoli modi per coltivare il tuo social wellness
01 — Crea rituali
Le relazioni diventano più forti quando smettono di dipendere dal “dovremmo vederci presto”.
La colazione della domenica. La telefonata del venerdì. Il Pilates insieme. La cena una volta al mese.
Non servono grandi programmi.
La continuità conta più dell'occasione perfetta.
02 — Investi nelle relazioni che ti fanno sentire te stessa
Non tutte le relazioni hanno lo stesso peso.
Chiediti:
Con chi posso essere completamente me stessa?
Chi mi fa sentire ascoltata?
Dopo aver passato del tempo con questa persona, mi sento più leggera o più piccola?
Il social wellness non significa avere più persone nella propria vita.
Significa avere relazioni di qualità.
03 — Prova qualcosa in cui non conosci nessuno
Una delle cose più difficili dell'età adulta è creare nuove amicizie.
Non perché non ne abbiamo bisogno.
Ma perché non abbiamo più gli ambienti naturali che avevamo da bambine: scuola, università, sport, classe.
Quindi dobbiamo crearli.
Iscriviti a quel corso. Vai a quell'evento. Prova quel club. Parla con quella ragazza che sembra avere i tuoi stessi interessi.
Non devi trovare subito la tua nuova migliore amica.
Devi solo creare occasioni perché le connessioni possano accadere.
04 — Metti giù il telefono
Siamo circondate da possibilità di connessione, ma questo non significa necessariamente che ci stiamo connettendo bene.
Una conversazione guardandosi negli occhi.
Una cena senza telefono sul tavolo.
Una passeggiata durante la quale nessuno controlla Instagram.
A volte il gesto più social che possiamo fare è semplicemente essere completamente presenti.
05 — Lascia che le persone si prendano cura di te
Questa forse è la più difficile.
Siamo molto brave a essere indipendenti.
A risolvere.
A dire “tranquilla, faccio io”.
A non disturbare.
Ma una relazione sana non consiste soltanto nel dare.
Significa anche poter dire:
“Ho bisogno di te.”
Lasciare spazio agli altri per esserci per noi non ci rende deboli.
Ci rende parte di una rete.
Il nuovo wellness potrebbe essere molto meno solitario
Forse il futuro del wellness non sarà soltanto imparare a prenderci cura meglio di noi stesse.
Sarà imparare a costruire vite nelle quali prenderci cura gli uni degli altri torna a essere normale.
Perché possiamo avere la routine perfetta, dormire otto ore, mangiare benissimo e allenarci tre volte a settimana.
Ma una vita sana non è soltanto una vita che funziona bene individualmente.
È anche una vita nella quale ci sono persone con cui ridere senza motivo.
Persone da chiamare quando succede qualcosa.
Una tavola alla quale sedersi.
Un posto nel quale sentirsi a casa.
Una community nella quale sapere di appartenere.
E forse è questa la parte del wellness che abbiamo dimenticato.
Non dobbiamo costruire una vita perfetta da sole. Dobbiamo costruire una vita che valga la pena condividere.
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The Social Side of Wellness
Il social wellness è il benessere che nasce dalle nostre relazioni. Scopri perché connessioni, community e senso di appartenenza fanno parte della nostra salute.
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Pubblicato il 14 agosto 2026
